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dvdv [ Puo danneggiare i bambini non ancora nati - Nocivo per inalazione, contatto, ingestione - Effeti cumulativi - Usare indumenti protettivi e guanti adatti ]
 


dvdv web log
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Il Regolamento è questo: mi sono stufato di essere chiaro, semplice, comprensibile; di mediare, di tradurre. Da questo momento: 2810200323.01, il contenuto di questo web log non subirà nessun processo di traduzione esemplificativa. Lo scrivente non si proverà a rendere chiaro e facile a capirsi il proprio scritto. Tutto lo sforzo di comprensione dovrà essere compiuto dal lettore. Di messaggi decodificati alla nascita non ne verranno mai più da qui, questo è l’ultimo che tenti di essere chiaro. 

aggiornamento cod. 2910200319.32:

Le intenzioni dichiarate qui sopra investono anche la coerenza. Non farò mai nessuno sforzo di coerenza e consequenzalità di idee e proposizioni.

dvdv web log.


23 settembre 2007


matrimonio

dvdv comunica di essersi sposato con lei e saluta tutti!!

matrimonio mio




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12 settembre 2006


eggos

ego




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11 aprile 2006


good news

buone notizie 11 aprile 2006
le buone notizie. torno a casa, tutto sconsolato, accendo e vedo.




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10 aprile 2006


Chi controlla?

Chi verifica la regolarità delle elezioni?




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10 aprile 2006


UN INCUBO

Irrazionalemte:
qualcosa non torna.
cos'è questa calma urbanità dei leader di sinistra in TV?
piove, me ne vado in piazza lo stesso.
quei bastardi manipolatori non possono spuntarla sempre!
non ce la faccio ad assistere impotente a questa sedizione silenziosa del potere.
non ci avranno mai. l'intelligenza, la cultura, il pensiero libero se ne svolazza alto; sempre sopra tutto.




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8 febbraio 2006



prendete e leggetene tutti




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8 febbraio 2006


cons

prendete e leggetene tutti




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27 dicembre 2005


iao fog

Ciao foglio amico,
ciao muro grosso contro cui la sera di questa sera cozzo duro
porto a casa il solito scuffio della sconfitta
e il dolore lacrimoso senza gemiti
di faccia che mi guarda arrancare a provarmi a baciarti.
A ripensare.
Ciao gote e viso e occhi là ffermi
Perché d’un tratto ti fai incomprensibile,
perché ti guardo e boccheggio come a parlare senz’aria
perché capire nel dire che ti desidero è crosta improvvisa indigesta?
Perché dico che vorrei baciarti e da lì un solo ossigeno nell’abitacolo si è svuotato di fuori
E nulla pareva facibile, nulla? Che niente di più che boccheggiare sfatti.
E mi fa ridere che questo essere sfacti stava dietro a un’apparenza urbana, di
Civile sopportazione del tuo rifiuto.
Mi fa ridere sfornare una fila di porte sbattute dietro alla tua.
Solo per un attimo, lì mi sono guardato e quando mi pareva di poterti toccare
Mi domandavo perché oggi finalmente nessuno mi sbatte la porta
E poi ho fatto di tutto perché tu me la sbattessi tutta contro la porta alla tua bocca.
Mi domando se davvero come sospetto segretamente non sia io a porre le cose in sì che
Rimanga da solo. Nel terrore che sia tu a decidere di ammazzarmi di bocca negata
E faccio a che io mi provochi questa solitudine camuffata da quella che mi infliggi ora.
Ebbene se così fosse sarebbe una tua pena stasera, tu che volevi baciarmi e io, fatto
finto di volerlo, ti rendo impossibile il compito.
Un po’ mi rattrista che questo
Che scrivo ora non sarà comprensibile da che sia
E solo vorrei che tu che ora mi schiacci su nel cuore possa capire che
Invero e quanto desiderassi baciarti e nient’altro e nient’altro
E solo non mi è possibile mostrarmi perché le membra scarnificate mie
Urlano di dolore alla vista e all’aria e solo ti permetterò di vedermele se tu
La più dolce e la più baciata di privilegio ti saprai.
E che forse senza rischiare il cane a latra delle carni strappate
Mai e poi mai e dopo deo proverò il bere dei baci che
Num ne sa quando potei berne e saziari a essere pago.

Ora prego calmo tu che mi guardi e mi fai crudelmente impossibile la capire la capire. Mi guardi e mi pare che mi pare esser d’esser.
Ricomincio: mi fermo d’innanzi a contemplare il ricordo del tuo viso nella penombra scomoda della una macchina, e confronto l’immagine con questo scazzo di sopra al cuore proprio ora mi fa male e è un dolore fermo come è fermo lì il viso tuo immobile a strafottermi il cuore.

E io mi pare di aver dimenticato i bei degli amori. E che tutti li conoscono bene al punto che parlarne e insegnarmeli e mostrarmeli è superfluo

Ma io ho dimenticato i bei dell’amore




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8 dicembre 2005


elees

grreeen
Parrebbe di




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16 novembre 2005


Mc Pio

Pio pio

Pio pio




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27 settembre 2005



limbte mag

“Il disegno infantile non va valutato rispetto alla prospettiva planimetrica, cioè confrontato col metodo «corretto» di disegnare cui sono avvezzi gli adulti. Va compreso per se stesso in modo «positivo» (non «difettivo», cioè per difetto o come errore). Se il bambino disegna i due genitori come figure enormi affiancate a una piccola casa dietro la cui parete traspare magicamente la figura di un cane, ciò non va letto come frutto di incapacità o immaturità raffigurativa ma anzi come «testimonianza» della «risonanza segreta con la quale la nostra finitudine si apre all’essere del mondo e si fa poesia»"




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3 settembre 2005


crtn s.m.



io sì




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3 settembre 2005


crtn s.m.



io sì




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26 giugno 2005


iscrz

iscri




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23 maggio 2005


ilhas


Se non si vede nulla guardalo qui e se ancora non si vede scaricalo da qui (tasto destro ->salva oggetto con nome)




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14 maggio 2005


bluel




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27 aprile 2005


carc




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22 marzo 2005


La vita del




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27 gennaio 2005


Le mie non-ragazze


La prima chiede: "E se leggessi Bukowski?". Avrebbe dovuto leggere Peter Pan, con quegli stivaletti di pelle morbida sulle caviglie. Saltellava incerta da un titolo all'altro e la sua amica con qualche sguardo, un po' più in là, rispondeva. Io in libreria guardo quasi mai i libri perché mi distraggono gli altri fatti, tengo in mano un libro preso a caso e mi casco a vedere intorno a testa alta. Mi guarda distratto d'un tratto il mondo intero, biondo, in sembianze di giovane e bella. Non esiste altro e io sono rapito con l'ugola seccata e gli occhi che si aprono piano, ciechi d'istinto. Abbasso lo sguardo che già mi pare indecente e per pudore ricado nei libri sotto a quello che tengo in mano, non ne guardo nessuno mentre lei che è appena qui mi si avvicina guardando i titoli bassi e mi porta il mio cuore fino alla gola. Io guardo ora e senza ritegno le gambe e le calze sotto la gonna corta e il cappotto bianco a lane intrecciate e non mi levo, mi fisso su "lana 60 per cento viscosa 40 per cento" a lettere oro sotto la sciarpa, sulla maglia nera, sul seno. Qualunque cosa tu stia facendo smetti di farla, le avrei detto, fermati dal piegarmi lo spazio dietro le spalle mentre guardi calma celeste tutto d'intorno, e il mio mondo ti scivola intero senza lasciarne che briciola sui capelli biondi fino alla schiena. Fermati ti prego perché non so che restare immobile morbide a sentirti dietro la nuca e poi qui accanto mentre mi guardi le mani e mi oltrepassi intorno per trovarti oltre vicine le gote. Non c'è niente e niente intorno, non libri, non altre, non cose, non nulli.
Il senso dolce e amaro del tuo essere non-mia è nella tua sparizione, nel tuo non esistere ora; come specchio umido di fiati rosso, riflesso di labbra che sanno delle mie. Quando non c'eri sono ricomparse le due amiche fra i libri a giocare a sguardi con me. Abbiamo percorso un tratto della strada per casa insieme e abbiamo anche giocato a farci sentire gli uni gli altri a qualche metro di distanza. Di loro mi resta il viso di scorcio e un angolo dietro il vetro salite sul tram. A Milano a camminare e un viso in un lampo, i capelli rossi pettinati a caschetto e gli occhi contornati con la matita, visti per un attimo. Ancora, passo dietro passo, a parlare fra le tante fino ad entrare in un locale dove canta una donna. Quando mi giro intorno trovo il viso vicino di una bambina con i capelli rossi che mi guarda ad ascoltare la musica. Trovo un posto in un angolo e quando torno per parlare col barman incontro il profilo bianco di una ragazza che sembra inglese nei modi e nel guardare gentile il giovane di fronte, nell'annuire composto e finanche nello sbattere le palpebre come rallentato e sempre indifferente al mio; sempre e nemmeno per un attimo sono esistito per lei e se, per un istante, noi ci siamo guardati lo scambio è parso un privilegio prezioso ma rubato, pagato con la sua assenza ad un passo da me, verso l'uscita. Ecco le mie non-ragazze di notte fino alla mattina mentre mi lasciano tutte, sono mie più di quanto non appartengano a loro stesse, fin dalla loro sparizione in un tuffo si fanno la rosa ordinata della mia visione unica attraverso la quale tutto esiste. Non posso non pensare a te, mia amata V, tu pure sei fatta della vita senza giorni che coltivo lì nel mio essere, nel fondo di me, dove nel buio non c'è né giorni né tempo. Ma ora ti vorrei qui, affiorata a toccarmi senza paura di toccarti di vita perché ormai ti ho nutrita dei miei pensieri e ogni cellula e citoplasma e saliva è.




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22 novembre 2004


Funi

La delusione è di un colore verde come di prato. Un verde prato piacevole e rilassante. Si sta seduti in mezzo a capire e a guardarsi fermi e poi mi chiedo dove avrò sbagliato; forse solo a sperare che finalmente il sogno si avverasse, che se ne andasse il velo grigio che filtra tutto da quando E. è morta. Quando vado sulla sua tomba mi guardo intorno e mi guardo, e anche lì mi domando l’errore che ho commesso. Non l’ho uccisa io né l’ho salvata ma lei è morta senza domandarmi niente. Anche la sua tomba è su un prato ed è verde come la tristezza. E’piena di prati questa città; Milano è piena di prati dappertutto e di tutti. Mi sono sempre domandato sarei mai riuscito a trovare un luogo, un angolo di città in cui non cresca almeno uno scampolo dei miei prati di tristezza, così belli e piacevoli, così verdi e sorridenti come bello e sorridente sono sempre io a rugiadare su filo d’erba per filo d’erba. Stamattina c’è pure Brassens a sostenere i miei sorrisi, e brindiamo anche a lui, stamattina: “Una tazza di tè per il signore, barista. Una tazza di tè per quello lassù”. Che pure lui era uno che sorrideva triste sui prati di Parigi sul tram 33 come me quando torno a casa e piove dal cielo, la sera a Milano. Oggi il cielo è bello e celeste, mi prendo la libertà di guardarlo senza permesso e mi viene da sorridere contro le tristezze che mi scherniscono mentre io non me ne curo. Il funerale di E. è stato breve, come sarebbe piaciuto a lei e breve, anzi, piccola è pure l’urna che ora contiene le sue ceneri. I suoi genitori, il fratello e lo zio non piangevano, nobilmente friulani come sono. Stavano con le mani nelle mani a guardare seri e hanno raccolto felici le mie condoglianze. Perché loro sanno che io ho amato la loro figlia e che lei ha amato me. Nessuno ha pronunciato commemorazioni, come sarebbe piaciuto a lei e abbiamo guardato zitti il cinerario che si chiudeva. Siamo rimasti là su quel prato del cimitero di Lambrate a guardare il nome, la data di nascita, la data di morte e la vita che è morta. Poi lui, il padre M., è uscito dal silenzio e ha detto andiamo, sorridendo a me, andiamo ti compro un tè, andiamo via da questo prato di tristezza e io l’ho seguito per primo per far vedere solo a lui che piangevo, nessun altro lo sa ma lo sanno tutti mentre ciascuno piange per sé. Andiamo via e io mi convinco che davvero lei non può uscire da lì, ridotta in cenere com’è. Al bar, sempre M. ha ordinato il tè per me e per sé, C. ha preso una coca cola mentre R., sua mamma, un caffé lungo e tutti ci siamo ricordati di quando aveva fatto ridere tutti con sua figlia viva. Poi c’era suo zio R., per lei lui provava un affetto speciale e io lo so chè l’ho visto quei giorni tristi a Gorizia. No, Brassens non smettere di cantare, ti prego, se non c’è almeno uno come me qui mi sento solo davvero e Coltrane è troppo spavaldo e forte per essere come me. Al bar seduti attorno a due tavolini abbiamo parlato, abbiamo tentato di parlare e C., suo fratello, ha raccontato qualcosa che ora non so più. Intorno non c’era nulla, a parte il barista e ora pure non c’è nulla a parte quello lì che passa. Io non ho voluto assistere alla cremazione. L’ultimo che ha toccato l’urna è stato uno sconosciuto, un brav’uomo di certo, l’impiegato del comune addetto al cimitero. Se lei lo sapesse se ne dispiacerebbe ma io so che così si compie la sua sorda insoddisfatta, radicata, oscura necessità di essere sola per sempre, come è sola ora con l’impronta addosso di mani senza conoscenza.




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